Il mio mondo è collassato ancora. Tutto quello che avevo iniziato perché lo sentivo, come ogni più aleatoria altra cosa è converso. Ed ogni volta che questo accade la mente s’evolve.
Finché non ci s’interroga non si conosce il motivo delle proprie azioni, per quanto profondo esso sia. Sapevo però che dovevo rimanere solo. Non sono stato mai attaccato alle abitudini, anzi, in me c’è sempre un insito bisogno di cambiare magari per evolvermi e crescere. O magari perché quando ti aggrappi alle cose poi non puoi più distaccartene, a dire il vero non riesco nemmeno a legarmi alle abitudini, a volte mi sarebbe piaciuto perché fan parte di quelle cose che ti dànno sicurezza. Cambiamento, quindi, per me significa libertà che, indipendentemente da me, è la prima cosa indispensabile della mia vita. Ma, più d’ogni altra cosa, libertà comporta solitudine; dal canto mio, non l’ho mai temuta, magari gli altri l’hanno fatto per me.
L’amore, invece, è il mio progetto supremo, ma che rappresenta solo uno scopo per cui vivere, ma che troppo spesso è incompatibile con la libertà.
Che sia stato questo ricorrente contrasto a spingermi ad allontanarmi da tutti, sarebbe dir poco.
Sono intelligente. Non mi fermo a ciò che soddisfa i miei bisogni, io devo cercare, capire, scrutare le cose finché sono interessanti. Questo costa molto, questo essere al di sotto della superficie mi allontana da tutti. E non dovrebbe essere così, ma ognuno ha i suoi problemi mentali che lo costringono ad assumere strani, inappropriati comportamenti. Finora, nella mia vita, ho conosciuto davvero poche persone prive di certe congetture mentali; forse solo una, e forse l’unica con la quale non mi annoio a discorrere.
Molti non ragionano con la propria testa, si attaccano alle verità degli altri, cercando di sapere da altri quello che li renderà felici. Ma si sa: ognuno gioca per sé. Ragionare per conto proprio costa fatica. Vuoi perché si ha paura di conoscere palesemente dove si sbaglia: meglio vivere nell’incertezza consolandosi con piccole gioie che disfare l’inguardabile matassa che ogni giorno si aggroviglia di più. Vuoi perché questa paura fa propendere la mente a voltarsi verso un più dolce orizzonte fatto dei piaceri che certamente si conoscono come le proprie tasche, che certamente dànno quello che promettono, al solo prezzo di intricare un altro po’ la già inguardabile matassa.
Capita allora che ci si appigli a una cosa o a un evento credendo di riscattarvici la propria, malsana, esistenza. “Dopo sarà una nuova vita.” Pensava Carla prima di andare con Leo (Gli indifferenti, A. Moravia). Ma per cambiare la propria vita non si deve cercare in essa ma dentro noi stessi, smembrando la nostra interiorità per fare la nostra vita conseguenza di noi e non viceversa. La vita di Carla, dopo essere andata con Leo, non è infatti cambiata.
Il Piacere. Dirige la nostra vita, i nostri istinti; anche se non ce ne accorgiamo, anche se sembra così velato da poterlo controllare in qualsiasi istante, è lui che guida le nostre azioni e talvolta anche i nostri pensieri. L’uomo, si sa, è una macchina che, per adempiere al suo scopo, deve mantenersi in vita, quindi ogni cosa che favorisca questo genera piacere che lo guida verso la strada fisiologicamente giusta da seguire. Mangiare, bere, dormire, stare al caldo, rinfrescarsi ma anche molto di più; e, ammesso che lo scopo dell’uomo sia continuare la propria specie, è chiaro che riprodursi costituisce il più soave dei piaceri.
Il bello è che l’uomo è libero. Quindi il piacere costituisce solo un suggerimento per l’uomo e non un obbligo; anche se è il più allettante suggerimento che ci sia.
Esso è in grado di formare una persona sin dalla nascita, portandola a seguire determinate strade piuttosto che altre, e ciò è giusto finché la persona stessa non smette di ricercare e si accontenta del mero piacere.
Bisognerebbe inseguire la felicità e non il piacere.
Quando poi cerco di confrontarmi con qualcuno e cerco di scavare, di rivoltare tutto, estremizzare per capire qualcosa (magari insieme, producendo discorsi interessanti), succede che quel qualcuno si offende. Prende ciò che dico come un attacco personale, oppure lo interpreta a suo modo credendolo una reliquia sacra. Non v’è modo di ragionare con le persone, ognuno deve ragionare da sé per capire davvero, il problema è che nessuno la fa mai. Non dico quanto questo faccia comodo alla politica, volendo ci si arriva benissimo, e comunque non basterebbe un’intera giornata. Dico solo che l’opinione degli altri è importante e la si può accettare, la si può fare propria, ma esclusivamente solo dopo aver pensato con la propria testa: si deve contraddire ogni nuovo ragionamento fino allo stremo. Ecco perché l’Uomo deve continuamente analizzare, per evolvere la propria mente e crescere. Cose disse Einstein, “la mente che si adatta ad una nuova idea non può più tornare allo stato iniziale”.
Mi allaccio ora a quest’ultima frase. La maggioranza dei problemi mentali che ha la gente derivano dall’insicurezza, dal non credere abbastanza in se stessi. Per essere idonei a questa vita che ci vuole superuomini. Tutti abbiamo le capacità per essere felici e non serve essere superuomini. Bisogna forse prima chiedersi se noi ambiamo più ad essere felici o a superare gli altri. Questo comporta chiedersi se superare gli altri renda felici. Ecco che abbiamo risposto alla prima domanda.
La maggior parte delle persone sa di avere problemi mentali, e vuole risolverli senza farsi male, sempre accompagnato dal tepore dei propri, consueti piaceri. Invece bisogna iniziare a fare qualcosa per uscirne, magari iniziando dalla frase di Einstein…
Sono intelligente. Mi annoio ancora a discorrere con la gente (non dico che voglio discorsi complicati, mi basta la sanità mentale) perché, per quanto siano intelligenti o meno i miei interlocutori, ogni volta mi cadono su qualcosa, e perdono il loro “fascino”. Quest’ultima affermazione verrebbe certamente interpreta da tutti come un’offesa, tutti mi attaccherebbero e nessuno cercherebbe invece di dimostrare il contrario. Ed io cado nell’interloquire con tutti attraverso semplici concetti, limitando al triviale comunicare lo scopo del comunicare. E se fossi un superuomo non avrei certo l’autorità di uccidere per accaparrarmi la stima degli altri (cfr. Delitto e castigo, Dostoevskij).
Mi allontano allora da ogni cosa, sto da me perché sento di averne bisogno. E ogni giorno, andando avanti da solo, soffro, m’interrogo, capisco, cambio schemi mentali, vivo, mi sento bene. Finché ogni piccola cosa che avevo lasciato, ogni nuova cosa che ho fatto, ogni cosa che gli altri hanno lasciato in me va a convergere lentamente. E un bel giorno il mio mondo collassa, riesco ancora a crescere di un inscendibile gradino.